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Affronta la tua giornata con una sana risata

foto dell'astronauta con la tuta spaziale lui magro ampia fronte pochi capelli orecchie che si fanno notare smagliante sorriso

Ken Mattingly, dal film Apollo 13

(Cercando di sfatare i luoghi comuni sul numero 13 e la sfortuna)



Io ho messo un gatto nero
e uno specchio rotto
sotto la scala del modulo lunare ...
e devo dire che non abbiamo avuto alcun problema.


attori in maschera in posizioni straneI cavalieri di Aristofane - scena del coro.

Come trovare il leader giusto? Il problema se lo pone anche Aristofane nella sua commedia I Cavalieri (424 a.C.). Se lo pone alla maniera sua, da quel genio della comicità che era. La situazione è questa: Atene è nelle grinfie di un demagogo corrotto e ignorante. Egli tiene in ostaggio il Popolo -Demos- che Aristofane rappresenta come un vecchio rimbambito, bisbetico e credulone. Il personaggio del demagogo è costruito sulla figura di Cleone, che governò Atene per alcuni anni dopo la morte di Pericle nel 430 a.C. Cleone non era probabilmente così rozzo come lo rappresenta Aristofane. Ma al poeta piaceva dipingerlo così e -tramite l’invenzione comica- trasmetterci il suo apologo sulla democrazia.

Acrone è nudo viene appoggiato a terra da un servitore, Romolo a sinistra guarda la scena sorreggendo l'armatura del nemicoRomolo, uccisore di Acrone, porta le sue spoglie al tempio di Giove - dipinto di Jean Auguste Dominique Ingres, 1812

Opìmo

Il termine Opìmo deriva dal latino opìmus derivato da ops = "ricchezza".

Significato
  1. Il termine Opìmo indica qualcosa pingue, grasso; i romani offrivano agli dèi in sacrificio vittime opime. (Caro) D’opima carne e di vin vecchio empiendosi.
  2. Per estensione Opìmo indica anche qualcosa di abbondante di frutti, fertile; campi, terra opima; fattoria opima di animali; (V. Monti) nell’opima di greggi odrisia terra.
Aggettivo
  1. Opìme, nell’antica Roma, sone le spoglie del comandante nemico ucciso, riportate trionfalmente dal comandante di un esercito romano; spoglie opime.
  2. Per estensione è Opimo un trofeo, un bottino glorioso, un bottino di guerra.
Sinonimi
  • Grasso, pingue.
  • Fertile, fecondo, ricco, produttivo, ubertoso, ferace.
  • Copioso, ricco, abbondante, lauto, cospicuo.
Contrari
  • Sterile, improduttivo, arido.
  • Povero, esiguo, scarso.

Locuzioni comuni latino

Ventis verba

Parole al vento

(Parole inascoltate, parole inutili)

la foto in bianco e nero di Kledi Kadiu molto uomo bellissimo sguardo penetrante

Uomo (per Sconsolata)

Uomo, lo so che il momento è delicato
ma io ringrazio il padreterno per il dì che ti ha creato
che se tu su questa terra ora non ci stavi,
me lo dice qualcuno per che fare io campavo?
Uomo, tu mi piaci
mi piaci veramente
mi piace la tua voce, il tuo corpo, la tua mente
mi piace il profumo di tabacco e caffè
mi piacciono i baffi, la cintura, il gilè
mi piace il tramviere che mi porta a casa mia
mi piace l'operaio che aggiusta la via
mi piacciono lo sportivo, il cantante, l'attore,
mi piacciono Bassolino, Rutelli, il mio dottore
mi piacciono tutti, non m'importa che fanno
mi basta che sia un uomo, non un quacquaracquà
che ha una legge, che è quella del cuore
che dentro è modesto e fuori è signore
che sa parlarti con bella fantasia
che pure a parole può mettere allegria
che sa guardarti con quel sorriso
che scatena l'inferno...ma promette il paradiso.
Uomo, io sono femmina, e sono fatta per te
ma mi devi cercare
ti devi perdere con me
E NON MI TRATTARE COME FOSSI UNA COSA
POI IO CACCIO LE SPINE...
E TI PERDI LA ROSA
Uomo, io sono femmina e sono fatta per te.
Il giardino segreto dove Dio ci ha creato
non l'abbiamo perduto, se restiamo abbracciati
ma se tu ti ritiri, mio uomo adorato,
che devo dire ancora?
Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato
scordati la costola che mi hai prestato?

la copertina vari disegni come finestre di un palazzo con personaggi antichi che ammirano la stella cometaIl bello arriva quando un certo Copernico cambia per sempre le carte in tavola. E si susseguono i colpi di scena con Tycho Brahe, Keplero, Galileo, Newton e tutti gli altri fino ad arrivare a noi, a Einstein, a Hubble, alle teorie del Big Bang e degli universi paralleli.

Foto della stella cometa il cielo è blu scurissimo con mille stelle e lei bellissima con la sua coda sembrano capelli argentei fluttuanti

Apparve in cielo la notte di Natale. Per notti intere la sua luce guidò i Re Magi verso la capanna di Betlemme. Quando il suo compito fu portato a termine, un angelo le chiese se voleva tornare in cielo o restare sulla Terra. Lei vagò a lungo, finchè giunse sulle meravigliose vette delle Alpi, di cui s'innamorò all'istante. Si poggiò su una roccia, e decise di rimanere in quel paradiso, circondata dal silenzio e dal candore della neve. Per sempre.

Una padella con pezzi di banana caramello e flambé

Flambé

Francese - Pronuncia: flambé.

Etimologia

Il termine Flambé fa parte dei termini di cucina "solo" codificati dai francesi, deriva dal latino flama = "fiamma".

Significato

Il Flambé è un metodo di aromatizzazione: a fornello spento si cosparge la pietanza (che in genere è in una padella o una casseruola) di liquore, al quale poi, al momento di servire, si dà fuoco per eliminare l'alcool. Esempio nel filetto, omelette o frutta caramellata (come nelle banane della foto).

Lucrezio Caro

busto in marmo del persoaggio capelli ricci viso tondo barba ricciaTito Lucrezio Caro (in latino Titus Lucretius Carus) è stato un poeta e filosofo romano, seguace dell'epicureismo.
(94 avanti Cristo – 50 avanti Cristo)

Versione latino

Post gloriam invidiam sequi

Analsi del testo

L'invidia viene immediatamente dopo la gloria

Il termine invidia, dal latino in (avversativo) + videre = "guardare male", quindi "gettare il malocchio", si riferisce a uno stato d'animo o sentimento per cui, in relazione a un bene o una qualità posseduta da un altro si prova dispiacere. Questo detto latino ci ricorda che subito dopo la gloria ce lo si deve aspettare dagli altri.
Tutti la provano ma quasi nessuno la confessa, infatti si può ammettere di farsi prendere dall’ira, di crogiolarsi nella pigrizia o di soffrire per gelosia, ma di essere rosi dall’invidia no. È l’emozione negativa più rifiutata perché ha in sé due elementi disonorevoli: l’ammissione di essere inferiore e il tentativo di danneggiare l’altro (anche fisicamente) senza gareggiare a viso aperto ma in modo subdolo, considerato meschino. La scienza moderna però ci ricorda un altro detto "poco è bene, il troppo storpia". L’invidia è come la paura, che è sgradevole ma ci prepara a reagire a un pericolo. È un campanello d’allarme: ci avverte velocemente che siamo perdenti nel confronto sociale, è il meccanismo psicologico che avverte che qualcun altro ha guadagnato un vantaggio e che dà la spinta per ottenere lo stesso. Sta a noi reagire positivamente, per esempio con l'emulazione.

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